martedì 26 luglio 2011

Mio marito...


Questo post, per una volta, non è dedicato alle gesta di Miche, Lorenzo ed Edoardo. Parla di Max, mio marito, il mio incredibile marito.
Sabato 23 luglio...
-Max, ho delle fitte fastidiose all'orecchio destro. Mi danno fastidio. E se divento sorda per domani?! Abbiamo il concerto di Jamie Cullum...
Ovviamente Max non si lascia sfuggire l'occasione e ne approfitta subito per propinarmi uno dei suoi famosi rimedi. In men che non si dica mi ritrovo con un pezzo di garza infilato nell'orecchio farcito di AGLIO e olio (credo). Interviene mia mamma... per dare il suo apporto
-Dovresti tenere l'orecchio al caldo!
Se ne va
...
Dopo qualche istante mi compare con una fascia di pile da sci...
-Ecco, mettila su prima di andare a dormire, così stai al caldo.
Mi ritrovo conciata come Ingemar Stenmark prima di una gara, già sicura che io la medaglia non la vincerò... Ho sognato per tutta la notte bruschette...
Mi ricordo di quella volta che, avendo la febbre ed essendo in allattamento, Max mi ha fatto mettere delle calze inzuppate di aceto rosso per far abbassare la temperatura...
Poichè avrei bagnato il letto mi aveva chiuso i piedi in due sacchetti di plastica. La notte mi sono alzata per andare in bagno. Il gatto era terrorizzato mentre marciavo rumorosamente per casa verso il bagno.
...
Io continuavo ad avere la febbre...

Questa volta la mattina dopo stavo meglio. Puzzavo... ma stavo meglio... ed ero sicura che le zanzare non sarebbero state un problema, almeno per quella sera.

Alle 15.30 partiamo alla volta di Lorrach. Max, in occasione del nostro decimo anniversario, mi ha regalato i biglietti per andare a vedere Jamie Cullum, il mio preferito, quello che in Italia non viene MAI!
E così alla fine ci siamo decisi ad andare noi da lui, in Germania, allo Stimmen Festival.
Al San Gottardo becchiamo 1 ora di coda, comincio ad agitarmi, il tempo passa, ho paura di perdermi il concerto. A pochi chilometri da Lorrach decidiamo di fermarci per fare benzina e una veloce tappa in bagno.
Entro dalla porta girevole, salgo di corsa le scale alla ricerca di un bagno, annaspando tra cartelli scritti in tedesco. Eccolo! Il disegno di una donnina! Entro cerco di fare tutto al volo e corro fuori come una pazza. Manca poco, non siamo ancora a destinazione. Scendo di corsa le scale e corro alla pompa di benzina. Trovo una macchina rossa... Vado avanti pensando che Max abbia parcheggiato più avanti ma di Max non c'è traccia. Mi guardo intorno e sento gli ingranaggi della mia testa che cominciano a macinare:
1. Max ha parcheggiato dietro a un camion e non lo vedo
2. Max, mentre mi aspettava, ha chiamato Marcello, si è messo a chiacchierare, e se ne è andato via dimenticandomi lì
Scelgo la seconda ipotesi senza esitare, mi attacco al telefono ma non risponde. La mia ipotesi è corretta! Non sente l'avviso di chiamata. Sarà già quasi arrivato!
Per sicurezza vado dietro alla fila dei camion parcheggiati. Niente... 
Squilla il telefono: è lui!
-Max, ma dove sei?! E' tardi! Perdiamo il concerto
-Sono qui alla macchina! Ti sto aspettando. Dove sei finita?!
Una consapevolezza agghiacciante mi assale: sono finita in un universo parallelo. Siamo nello stesso posto ma io, andando in bagno. ho attraversato una porta dimensionale. Siamo QUI ma in momenti diversi. Non ci incontreremo MAI PIU'... e potremo comunicare solo al telefono...
-Max... io non ti vedo. Qui c'è una macchina rossa...
-Ma cosa dici?! Non mi sono mosso!
Vengo presa dallo sconforto mentre lo sento dire
-Guarda che mi sa che sei uscita dal lato sbagliato dell'autogrill...
Mi guardo intorno, mentre parlo con lui faccio il giro dello stabile
-No, Max, non ti trovo... qui non ci sei!
...
Comincio a sudare...
-Guarda la direzione dell'autostrada. Deve indicare la Germania
Alzo gli occhi... un cartello verde indica l'Italia...
ok... sono solo un po' confusa
-Ehm... arrivo!
Max, mi guarda... -Mi sembri un viaggiatore del 700 catapultato ai giorni nostri...
...
Ecco... sì, mi sento esattamente così...
Si riparte, arriviamo a Lorrach (riesco a riabilitarmi individuando un paio di cartelli che ci portano dritti al paesello giusto)
Arriviamo alla dogana, io con aria efficiente tiro fuori le carte di identità ma la dogana è una specie di casetta attorno la quale giriamo senza vedere nessuno.
-Excuse me... could you please tell me where's Marktplatz?
Un signore molto gentile si spertica in una spiegazione in inglese praticamente incomprensibile. Guarda le nostre facce sbigottite.
-Ok... Follow me!
Prende la macchina e ci porta dritti sul luogo del concerto.
-Thank you!
-Non c'è di chè.. buon divertimento!
...
...
Deve essere sempre la questione della dimensione parallela... 
E poi... il concerto inizia, dopo mezz'ora di tortura per le orecchie (ma le mie erano già a posto con l'aglio della sera precedente) da parte di un gruppo locale... 
Arriva lui e comincia a suonare e cantare. Bene. Ma bene bene bene, facendo in fila le mie canzoni preferite: I'm all over it, If I ruled the world, don't stop the music, Not when I'm around, All at sea...
Canta con una voce impressionante, salta, balla, coinvolge il pubblico, questo minuto e saltellante genio della musica. Entrato in giacca e cravatta, dopo due canzoni è già in maglietta maniche corte (io ho su il pile da montagna...). Era da tanto tempo che desideravo vederlo dal vivo, 4 ore di macchina sono valse la pena. Chiude come solo un genio può fare: da solo, sul palco, con il suo pianoforte a coda, sul quale ha saltato e suonato per tutta la sera, canta Gran Torino. Ad un certo punto si allontana dal micorofono, porta le mani vicino alla bocca a mò di megafono e si mette a cantare così... a voce nuda... davanti a una piazza sbigottita e in delirio.
Grazie Max... ancora una volta

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